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Estratto di un minuto del doppiaggio in dialetto parmigiano, realizzato nell'estate del 1996, tratto dal film "Ombre rosse" (1939) di John Ford. La voce di Ringo (John Wayne) è di Enrico Maletti


“8 'd Märs fésta 'dla dònna" . Poesia scritta da Enrico Maletti, rprese Pietro Maletti

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Al salùt pramzàn äd parmaindialetto.blogspot.com

“Parmaindialetto” è nato il 31 luglio del 2004. Quest’anno compie 10 anni

“Parmaindialetto” l’é nasù al 31 lùjj dal 2004. St’an’ al compìssa 10 an’

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L’ UNICA SEDE DI “Parmaindialetto” SI TROVA A PARMA “PÄRMA”.







mercoledì 1 aprile 2015

A SALA BAGANZA LA PRIMA COPPA ITALIA DI PESISTICA PARALIMPICA



Sabato 4 aprile dalle ore 11:30 presso la palestra delle Scuole Medie “Ferdinando Maestri” di Sala Baganza, si svolgerà la “1^ Coppa Italia di Pesistica Paralimpica” a seguire la fase regionale valida per la qualificazione ai campionati italiani di distensione su panca.

Evento a cui parteciperanno più di 30 atleti disabili e altrettanti normodotati, gara particolarmente importante per quanto riguarda la Pesistica Paralimipica, in quanto si assegnerà direttamente il titolo della Coppa Italia. Ottimo banco di prova per ben figurare davanti al Direttore Tecnico Alessandro Boraschi, il quale sceglierà quale saranno gli atleti che parteciperanno alle competizioni internazionali.

Per i colori della Labas (Società che ha sede a Sala Baganza) scenderà in pedana Paolo Popoli che forte dei suoi due titoli nazionali consecutivi, proverà ancora una volta a dimostrare di essere nell’élite della pesistica paralimpica in vista di una convocazione in maglia azzurra.

Grande soddisfazione anche per il coach Paolo Gallarotti: “la decisione della Federazione di sposare quest’evento inserendolo nel calendario nazionale è il coronamento di tanti sacrifici, un ringraziamento particolare va al presidente Antonio Urso sempre attento a queste iniziative”.

In occasione della conferenza stampa di presentazione dell'evento, tenutasi il 31 marzo alle ore 11:00 presso la Rocca di Sala Baganza, l’Halterofilia “Labas” Parma ha donato un defibrillatore alla palestra delle Scuole Medie “Ferdinando Maestri.

A testimonianza del rilievo dell'evento, il sito web de La Gazzetta dello Sport ha dedicato un articolo alla “1^ Coppa Italia di Pesistica Paralimpica”:

Vi aspettiamo numerosi ad applaudire e sostenere i bravissimi atleti in gara!

sabato 28 marzo 2015

IL VANGELO DELLA DOMENICA: COMMENTO DI DON UMBERTO COCCONI




IL VANGELO DI DOMENICA 29 MARZO 2015
Ci troviamo di fronte alla pagina più sconcertante del Vangelo, un momento che segna profondamente la vita dei discepoli di Gesù, sconvolti e disorientati al punto da abbandonare scandalizzati il loro maestro. Ma che cosa è avvenuto in quella terribile notte? Anche l’autore della Lettera agli Ebrei fa riferimento alle “forti grida e lacrime” di Gesù, che Alda Merini, grande voce poetica dei nostri giorni, riassume così, facendo parlare Gesù in prima persona: «piansi nell’orto del Getsemani tutta la passione della mia carne. Piansi lacrime e sangue sul genere umano». Dopo aver concluso la sua ultima cena con gli amici e discepoli, Gesù prende con sé i tre più cari, Pietro, Giacomo e Giovanni e insieme a loro si recano in un podere chiamato Getsemani, che significa “torchio degli oli”. Gesù sa quale straziante torchiatura lo attende: l’evangelista non teme di dirci che Gesù sta già sentendo “paura e angoscia”, mentre confessa ai discepoli e amici: “La mia anima è triste fino alla morte” e li prega di non lasciarlo solo in quel momento terribile. Richiesta vana, perché i tre, attoniti e inconsapevoli del dramma che si sta consumando, non dicono nulla: non una parola, non un commento. Come sempre, non comprendono e si lasciano andare al sonno, abbandonando Gesù allo smarrimento, all’angoscia, a una tristezza che lo opprime. Gesù si sente morire, si prostra a terra, solo, e prega il Padre. Marco ci anticipa il contenuto della preghiera, ma vuole riportare in dettaglio le parole così dirette, il colloquio a tu per tu del figlio desolato con il suo Abbà (papà, più ancora che “padre”). Chi mai si è rivolto a Dio con parole come queste, con questo tono così confidenziale, spaventato e accorato insieme, ma pieno di fiducia?: «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu». Scrive Charles Péguy: «Dio stesso ha temuto la morte. Chi non sarebbe colpito, chi non sarebbe spaventato da queste righe, da queste poche parole atroci, da queste parole terrificanti, da questa terrificante preghiera». In questo episodio non è espressa l’onni-potenza di Dio, bensì l’onni-debolezza di Gesù: il Nazareno si sente solo e abbandonato proprio nel momento più tragico della sua esistenza, non ha nemmeno la forza di restare in piedi cade a terra e prega intensamente il suo papà (Abbà). È commovente che «questa confidente tenerezza di Gesù con il Padre, rimanga intatta anche nel momento della prova e del lamento». Péguy collega la preghiera del Getsemani con il Padre Nostro insegnato nel Discorso della Montagna: «Se l’era insegnata a lui stesso, a lui uomo, come a noi; e in quella notte tragica fu quella preghiera che gli risalì alle labbra, la formula stessa di quella preghiera; ma non più nella sua continuità sulla montagna, in quella bella continuità del suo sermone: Pater noster .., ma una preghiera spezzata, rotta, atroce, in quella notte tragica». Il film “The Passion” di Mel Gibson inizia con l'angoscia di Gesù nell'Orto degli Ulivi, angoscia reale, di un uomo vero. In un Getsemani immerso nella nebbia, lo spettatore rivivrà “in diretta” l’agonia di Gesù; anche lui, come i discepoli, sentirà il bisogno di chiudere gli occhi, davanti alla lotta cruenta tra Gesù e satana. Sullo sfondo della notte, la luna con la sua luce pare simboleggiare l’esserci e il non esserci del Padre, mentre le nuvole hanno la consistenza opprimente dei peccati dell’uomo e oscurano pesantemente la luce divina, gettando Gesù nella disperazione, facendolo accasciare al suolo più volte, prima di risollevarsi e schiacciare il serpente, che lo tenta. Di forte impatto il personaggio “androgino” di satana, dall’aspetto femminile, ma con voce maschile: un’ambiguità inquietante, che sembra alludere all'indistinzione mistificante di bene e male. Questo è ciò che fa il male, prendere qualcosa che è buono e travisarlo. Lo stesso Mel Gibson sottolinea: «Credo che il diavolo sia reale, ma non credo si mostri troppo spesso con corna, fumo e coda biforcuta. Il diavolo è più intelligente di così. Il male è fascinoso, attraente. Sembra quasi normale, quasi buono. Ma non del tutto. Questo è quello che ho cercato di fare col diavolo nel film».  Dopo il lungo combattimento, Gesù ha ritrovato la voce, la forza di risollevarsi e di esortare all’azione: «Alzatevi, andiamo!». «Non è più l’uomo angosciato e impietrito dell’inizio, è il Messia che ha ritrovato di nuovo la sua serenità e ha ripreso in mano la situazione. Dicendo “andiamo”, Gesù si inserisce da protagonista fra il disegno di Dio e il tradimento degli uomini. Oltretutto, non dice “vado”, ma “andiamo”, un ultimo tentativo di coinvolgere i discepoli nel suo cammino. Gesù è nel pieno della sua Passione: quanta sofferenza in quel bacio ricevuto dall’apostolo che fino alla fine Gesù chiama “amico”!. «Se Gesù rinuncia alla forza della violenza, è perché vuole mostrare un’altra forza, quella dell’amore. La forza di Dio è la debolezza dell’amore» (Bruno Maggioni). La violenza non risolve mai nulla, perché non fa che riprodurre se stessa, al contrario la nonviolenza di Gesù è la rivelazione, la più alta rivelazione, della logica di Dio. L’amore non-violento di Dio, che nella non-violenza di Gesù si fa trasparenza e fatto storico, scaturisce dall’identità di Dio stesso. Dio è amore e perdono e da qui discende il rifiuto di ogni imposizione, proprio perché Dio è amore, ne deriva che solo l’amore, e non altro, è la forza alternativa e costruttrice, la vera forza che vince. E Gesù vi si abbandona totalmente.
(DON UMBERTO COCCONI)

SAPETE COSA VUOLE DIRE IN DIALETTO PARMIGIANO????????????


(FOTO DI CRISTINA CABASSA)
(CLICCA SULLE FOTO PER INGRANDIRLE)


Sapete cosa vuol dire in dialetto parmigiano la parola "BRÈSSCA". In Italiano la parola "BRÈSSCA ", è il “FAVO DELL'ALVEARE”

Sapete cosa vuol dire in dialetto parmigiano la parola "BACIARÉLL ". In Italiano la parola "BACIARÉLL", è il “MANGANELLO”

Sapete cosa vuol dire in dialetto parmigiano la parola "GHIGNÄDA". In Italiano la parola "GHIGNÄDA", è ”UN COLPO IN FACCIA”

Sapete cosa vuol dire in dialetto parmigiano la parola "FRÄR". In Italiano la parola " FRÄR", è ”IL FABBRO”

Sapete cosa vuol dire in dialetto parmigiano "SÓJ DA BUGÄDA". In Italiano la parola " SÓJ DA BUGÄDA", è ”LA TINOZZA DA BUCATO”


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TORNA L'ORA LEGALE...LANCETTE AVANTI DI UN'ORA


Questa sera torna l'ora legale

Stasira a torna l'ora legäla






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mercoledì 25 marzo 2015

GIORGIO RICCARDI e ENRICO MALETTI due "Colonne" dell'ANSPI provinciale di Parma fotografati da WILLIAM TEDESCHI al carnevale ANSPI 2015 in Cittadella.


(FOTO DI WILLIAM TEDESCHI)
(CLICCA SULLA FOTO PER INGRANDIRLA)


Vedendo questa foto qualcuno mi ha chiesto cos'è l'ANSPI...ANSPI vuole dire Associazione Nazionale San Paolo Italia, fondata nel 1965.È presente in 17 regioni, 72 province e conta oltre 1800 società sportive affiliate nei “Circoli ed Oratori ANSPI” con circa 270.000 associati. A Parma è l'Associazione che da 26 anni organizza il carnevale e corso mascherato della città. I carri vengono costruiti dai ragazzi e dalle famiglie di oratori di Parma e provincia, SOLO VOLONTARIATO, La sfilata di carnevale e del corso mascherato non è sostenuta da NESSUN SPONSOR. Al carnevale è presente una giuria che da il voto ai carri, alle maschere e a tutti i bambini presenti alla sfilata. Il presidente della giuria è da alcuni anni Maurizio Trapelli "Dsèvod" maschera di Parma otre a lui sono presenti in giuria personaggi dello sport dello spettacolo e rappresentanti della Giunta Comunale di Parma. GIORGIO RICCARDI e ENRICO MALETTI fanno parte del Consiglio Provinciale ANSPI da quasi 30 anni...


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martedì 24 marzo 2015

"Il Pagéli di Crozè in djalètt Pramzàn". Pärma Turén 0-2 Testo pubblicato sulla Gazzetta di Parma del 24 marzo 2015.


(Testo in dialetto parmigiano)
Pärma Turén 0-2

Jacobucci séz : có fèmma artornèmma a parlär äd balón ? e cme s’ fà, anca parchè pù che partidi i päron dìll comédi con di copjón béle scrìtt; par tì un pär äd béli parädi mo sul prìmm gol un po’ trop mòl mo có gh' vót fär

Casàn séz : partida orgoljóza, e la giussta manéra äd fär capir a còjj dal Turén äd far mìga trop i siòch sionò i s' sarìsson zgrostè ;

Lucaréli òt : pärs par pärs l’éra ora äd dir in-t-i dént a chi pajas lì còll ch'a gh' vrèva dìtt ! ansì fòrsi fòrsi té gh' n’é dìtt pòch, fort con i moribond, cunì con i potént, e purtrop j’ én còzi ch' as' vèdda tutt i di e dapartùtt mìga in-t-al calcio e basta

Mendez sètt : vè consólot con ch' la ghìggna li e cóll ciùfètt li s’ la t’ và mäl cól balón at' pól andär a fär l’atór a Cinecittà, però sa t' vè avanti acsì second mi at' pól fär bén, n’ ätra scuädra in serja A at' la dovrìss catär

Costa sètt : e fin in fonda cóll ragas chi l'à fat vèddor la serietè e profesjonalitè e po’ cóll ch' am' pjäz äd chilù l’é che dopa trénta second ogni partìda al s’é béle “spieghè” ala so manéra ! tésta cuädra zò al capél

Lila sètt : oh a j’ ò vìsst äd péz che cóll ragas chi ahn ? La sola còza bón’na fata da Taci, anca s’ l'à sarvirà a poch, ansi a njént parchè st’ an' ch’ vén äd chilór oviamént a ’n gh' restarà nisón

Jorquera du : lént, imprecìz, fóra dal zógh, fóra dai schéma, fóra da tutt, béle ch' a sèmma al naufràg' pù totäl po’ a sé gh' mètta chilù ch' l’é pù strajè che Schettino, a sèmma a pòst

Varela sìncov : al fa cme il lévri in-t-il gari d’atletica, i fan tri gir a bàla, po’ i scòpion e i sparìsson ; idem lù, al prìmm cuärt d’ora ai domìlla a l’ora, po’ p'r al rést ädla partìda as' zuga in vón in meno, dzèmma che fin adésa dill còzi reäli gnanca l’ombra

Nocerino cuàtor : do ocazjón ch'a vrèva fat gol, e la sensasión ch’ al gh’ abia al fjè curt un bél po’, dal rést a gh' tòcca cantär e portär la cróza da cuand l’é rivè, mìga facil

Còvva séz : sfighè, l’é andè azvén a sgnär un pär äd volti, un gran impìggn e gran vója äd mèttros in mòsstra; bé con i balord ch' a zuga in serja A, second mi un cualchidón ch' a gh' darà un contrat al la cata e mi a gh' l’àvguri con tutt al cór

Belfodil òt : la pù bèla partìda da cuand l’é artornè a Pärma ( a gh' vrèva pòch a dir la vritè ); al zugadór visst dù an' fa, mo purtrop la fortón’na la n’é mìga còlla äd du an' fa mo l’é la sfiga äd st’ an'

Donadón déz: e Mìsster, al vót l’ al sa béle anca lù parchè a gh’ al dagh, parchè l’à dìtt a chi du pajas là còll ch' à gh' vrèva dìtt, sénsa scont : certo che se tutt i l’avìsson dìtt cuand l'éra ora invéci che fär fénta äd njént fòrsi fòrsi a 'n sarìsson mìga rivè a cóll pónt vargognóz chi : l’ùnnica speransa l’é chi la pägon dabón e che la punisjón la sia ezemplära par còll ch’ j àn fat
AVANTI CROCIATI
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(Testo di Crociato 63)
(Correzione ortografica a cura di Enrico Maletti)