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Estratto di un minuto del doppiaggio in dialetto parmigiano, realizzato nell'estate del 1996, tratto dal film "Ombre rosse" (1939) di John Ford. La voce di Ringo (John Wayne) è di Enrico Maletti


La poesia "Padre Lino" di Renzo Pezzani nel 90° anniversario dalla sua morte

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Al salùt pramzàn äd parmaindialetto.blogspot.com

“Parmaindialetto” è nato il 31 luglio del 2004. Quest’anno compie 10 anni

“Parmaindialetto” l’é nasù al 31 lùjj dal 2004. St’an’ al compìssa 10 an’

Per comunicare con "Parmaindialetto" e-mail parmaindialetto@gmail.com

L’ UNICA SEDE DI “Parmaindialetto” SI TROVA A PARMA “PÄRMA”. GLI INSERIIMENTI VENGONO ESEGUITI: IL TESTO BLU IN ITALIANO, IL TESTO GIALLO DIALETTO PARMIGIANO, CHE SONO I COLORI DELLA CITTA' DI PARMA.







giovedì 28 agosto 2014

PUBBLICAZIONE N° 44: "PROVERBI SUI MESTIERI E LE PROFESSIONI" IN DIALETTO E ITALIANO: Parmaindialetto pubblica 3 proverbi in dialetto e in italiano


Pubblicazione N° 44
Proverbi sui mestieri e le professioni
Provérbi sui mestér e il profesjon


Al lavór ‘dla fésta al va fóra  dala fnéstra.          
Il lavoro di festa va fuori dalla finestra. Cioè: non rende.

L’é la corda ch’liga al sach.                     
È la corda, che lega il sacco.Cioè: sono le ultime fasi della contrattazione, quelle che decidono.

A cäga pu un bo, che sént rondanén’ni                     
Caca più un bue che cento rondini. Cioè: l’opera di un esperto vale più del lavoro di cento arruffoni.

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domenica 24 agosto 2014

Secchiate d'acqua parmigiane per solidarietà. LOTTA ALLA SLA. Io parlo parmigiano" ha organizzato "al zdél d'acua pramzàn"


 "al zdél d'acua pramzàn" 
di "IO PARLO PARMIGIANO" per la 
LOTTA ALLA SLA
Con LUCA CONTI, MIRKO LERAGHI, ENRICO MALETTI, DANILO (BAROZ) BAROZZI E RICCARDO (RICO) MONTANINI




Tgnèmmos vìsst

sabato 23 agosto 2014

Il Vangelo della domenica: commento di don Umberto Cocconi.


Il Vangelo di domenica 24 agosto
Essendo Gesù giunto nella regione di Cesarea di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa … A te darò le chiavi del Regno dei cieli». (Vangelo di Matteo)

Siamo in viaggio, come i discepoli del Vangelo, e siamo finalmente giunti a quella che gli etiopi chiamano città santa: è “Lalibela”, la nuova Gerusalemme. Fu edificata nell’XII secolo, dopo che il re di questo popolo, ritornato da un viaggio a Gerusalemme, vide che la città di Davide era stata distrutta e occupata dai mussulmani, per questo rimpatriato decise di ricostruire nel suo paese Gerusalemme e pose in una delle dodici chiesescavate nella roccia della montagna,l’antica Arca dell’Alleanza del popolo ebraico. E’ bello in questo luogo così carico di storia, poter rispondere in prima persona alla domanda che Gesù rivolge da sempre ai suoi discepoli: “E voi chi dite che io sia?”. Sono ancora interessanti e decisivi la vita e il messaggio dell’uomo di Nazaret? La risposta di Pietro: “Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente”, che significato ha per noi? A questo interrogativo, neppure noi, viaggiatori Mission 2014, possiamo sottrarci, soprattutto oggi, mentre siamo a Lalibela, conquistati dalla bellezza e dall’incanto di queste cattedrali di pietra. Ecco di seguito alcune testimonianze.Alessandro, 27 anni, musicista: «Faccio fatica ad essere in contatto con Gesù, ma la musica e in specie il canto dell’Alleluia, mi aprono il cuore, mi riempiono d’amore e mi commuovono nell’intimo, facendomi gustare la presenza e la vicinanza a Lui».«Oggi Gesù  – afferma Matteo, 29 anni, impiegato -  lo possiamo trovare in chi fa del bene agli altri. Nella testimonianza di chi vive la sua Parola ci è data la possibilità di incontrarlo».«Di Gesù  – afferma Caterina, 23anni, laureata in Scienze della Educazione–ho avuto nel cammino della mia vita diverse esperienze. 

Quando ero piccola lo sentivo molto vicino a me, divenuta adolescente mi sono distaccata da Lui, partecipando poi direttamente alla vita della parrocchia c’è stata,da parte mia, una riscoperta di Lui. Oggi per me Gesù è il Vivente e lo vedo presente negli occhi delle persone che lo testimoniano». Rita, 24 anni, impiegata:«Non so ancora chi sia realmente Gesù per me e soprattutto mi interrogo riguardo al ruoloche svolge nella mia vita. So per certo però che riesco a trovalo e a incontrarlo in esperienze come queste, dove sento vicina la sua presenza. Per questo infatti penso che nelle parole di Gesù “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome io sarò con loro”non cisia nulla di più vero, perché è nella condivisione e nellacomunione con il prossimo che Lui è vivo in mezzo a noi». Amedeo,24 anni, impiegato:«E’ una domanda che mi viene difficile, Gesù di certo è un personaggio fantastico ed unico della storia. Quando uno capisce e comprende chi è veramente, la sua vita terrena cambia: così come la sta vivendo non ha più senso e incomincia ad avere nostalgia del cielo, delle cose grandi». Costanza, 22 anni, studentessa di Lettere: «Per me Gesù è il Vivente, l’ho incontrato diverse volte nella mia vita, senza accorgermi subito della sua presenza. L’ho visto soprattutto nel volto dei miei genitori, nelle testimonianze delle persone che ho incontrato a Parma e poi in Etiopia, come suor Sarina, Suor Mary, Padre Bernardo. Sono figure in cui si vede riflesso l’amore di Gesù. Accorgersi di Lui nella gente che incontro mi aiuta e mi dà speranza perché mi offre dei modelli per la vita quotidiana». Caterina, 26 anni, educatrice:«Nella quotidianità sento spesso lanecessità di ritrovarmi con Gesù, nella preghiera, nell’Eucarestia e nel canto. 

Desidero incontrarlo  perché altrimenti non riuscirei a dare un ordine alle cose, ai miei rapporti e ame stessa. Gesù per me è questo:uno strumento d’amore che mi permette di vedere che dietro le cose c’è altro, che sono piccola e che ci sono cose che non posso capire, ma anche che a capo del timone c’è Lui. Grazie a Gesù molte cose di cui faccio esperienza, vedo e tocco,o in chi incontro, acquistano un senso, un’utilità e un ordine di cui anch’io faccio parte». «Mi ha sempre colpito il motto di papa Francesco – afferma Beatrice di Sant’Ilario, 19enne –“Gesù si abbassa al tuo livello e ti alza”. La cosa bella è che Gesù mi ha riconosciuta e accolta nelle mie debolezze. Dove la mia sensibilità e razionalità nonriescono a dare un senso alla mia vita,la parola di Gesù, al contrario, dona un risvolto nuovo alla mia storia. Prendo coscienza di me e  mi sento pronta ad affrontare le prove della vita, vincendo le mie paure più profonde con coraggio». Elisa, 23 anni, laureanda in economia: «Per me Gesù non è solo un personaggiostorico ma è il Vivente, per questo lo posso trovare nei gesti delle persone e nei miei per gli altri. In Etiopia ho sentito presente Gesù durante la messa, nei volti di quei bambini e giovani che cantavano testimoniando la loro fede. Sicuramente io incontro Gesù anche in coloro che mettono al servizio degli altri i loro talenti. Dio ci ha dato un dono e noi siamo in dovere di svilupparlo, abbiamo un talento per arricchire di bellezza il mondo».Come le dodici chiese diLalibela, scavate, ricavate e fondate da quello che prima era un unico blocco di pietra come tanti altri, così anche Simon Pietro assume un nuovo nome e una nuova identità, grazie all’incontro con Gesù: prima era un materiale grezzo, non finito, incastonato come tanti altri nelle proprie paure. E’ importante capire cosa ci definisce, cosa ci rende speciali e luminosi agli occhi di Dio e delle altre persone. Allo stesso tempo necessitiamo sempre di Qualcuno che “estragga” da noi i nostri doni: di sicuro da soli non ne siamo capaci. E’ proprio nella conoscenza di Gesù che siamo  capaci di conoscere e ri-conoscere noi stessi. Solo Lui ha il compito e l’onore di levigarci, definirci, di renderci creature o chiese nuove, che verranno ricordate e ammirate nel tempo per la loro bellezza e perfezione
(DON UMBERTO COCCONI)

giovedì 21 agosto 2014

"L'AVARO" CON LA COMPAGNIA I BURATTINI DEI FERRARI IL 29 AGOSTO ALLA CORALE VERDI:


(FOTO DI ENRICO MALETTI)


La Compagnia
I Burattini deiFerrari
è lieta di invitarVi 
alla Pergola della Corale Verdi
Vicolo Asdente  Parma

Venerdi 29 agosto 2014 ore 21.00

" L’AVARO”


commedia in 3 atti


Vi attendiamo
Daniela & Giordano Ferrari

domenica 17 agosto 2014

IL VANGELO DELLA DOMENICA. COMMENTO DI DON UMBERTO COCCONI



Vangelo di domenica 17 agosto.
Partito di là, Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidone. Ed ecco una donna cananea, che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i discepoli gli si accostarono implorando: «Esaudiscila, vedi come ci grida dietro». Ma egli rispose: «Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele». Ma quella venne e si prostrò dinanzi a lui dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri». E da quell'istante sua figlia fu guarita. (Vangelo di Matteo)
Gli uomini della legge non perdono occasione per stigmatizzare il comportamento di Gesù. Ai loro occhi, il rabbì di Galilea è un irregolare, che con le parole e le azioni contesta l’interpretazione ufficiale e autorevole delle prescrizioni mosaiche: è un uomo da tenere sotto stretta osservazione. Gesù, però, non cessa di ricordare a loro che non è venuto a “sabotare” la legge, ma a darle compimento: il suo intendimento è di svelarne lo spirito animatore, andando, quando è necessario, oltre la “lettera”, oltre l’involucro formalizzato della legge stessa. Non intende abolirla, bensì “fecondarla”, per far sì che essa possa nuovamente donare vita all’uomo. Non a caso, a coloro che accusano i suoi discepoli di prendere cibo con mani immonde Gesù risponde: ‘’Non ha importanza il modo con cui vi lavate le mani prima di mangiare, non ha importanza ciò che mangiate, perché l’importante è il vostro cuore: è da lì che tutto ha origine, è là che si può insediare il male’’. Possiamo immaginare che Gesù, dopo tante discussioni sul filo del rasoio con le autorità del suo tempo, sia stanco, “un po’ stressato”, come diremmo oggi, e che proprio a seguito di queste dispute senta il bisogno di lasciare la sua regione, di varcare i confini di Israele, per godersi -paradossalmente - un tempo di relativa pace e serenità. Gesù, pertanto, si dirige verso Tiro e Sidone, varca una ‘’frontiera’’ territoriale. E ora, che cosa accadrà? Giunto in terra pagana, si lascerà contaminare dal vissuto di donne e uomini stranieri, dalla loro mentalità e cultura così diverse? È una delle “ossessioni” d’Israele, questa, un rischio-tentazione ricorrente, il filo conduttore d’innumerevoli pagine e riflessioni bibliche. Gesù aveva già “varcato” le frontiere teologiche e rituali del suo popolo, andando ben oltre il legalismo delle prescrizioni e dei divieti, per proclamare il vangelo della misericordia. Ora, con questa ‘’lunga marcia’’, il maestro abbandona la terra della salvezza, per dimorare nella terra dei pagani È qualcosa d’inaudito, è il contro-esodo che Gesù sta compiendo: aglocchi degli uomini della legge, diventerà un impuro. Ma ancora più sorprendente è che, poco tempo prima, Gesù stesso aveva sconsigliato agli apostoli “in missione” di andare fra i pagani, fra i samaritani in particolare. 

Ed ecco invece il maestro, in prima persona, che si avventura fuori dai confini d’Israele! Agendo così non sembra contraddirsi? Quali timori, quali riflessioni e affetti sono celati in questo comportamento? Anche in questa terra, comunque, Gesù sarà “ricercato”: la sua fama lo precede. In questo caso specifico, la prima che gli corre incontro è una donna, che lo implora di aiutarla. Lui però pare non rispondere minimamente al suo grido di aiuto. Perché questo atteggiamento? Non è quello del Gesù che già conosciamo, che i suoi discepoli già conoscono. Certo, la cananea è da tenere doppiamente a distanza, in quanto donna e in quanto pagana. Tuttavia, come non compiere una “briciola” di gesto (una parola, un minimo di attenzione) verso una donna disperata, che piange, urla e chiede aiuto per la propria figlia malata? Perfino i discepoli, solitamente guardinghi, rimangono talmente spiazzati dal comportamento insolito di Gesù da intervenire in favore della donna, non fosse altro che per togliersi di torno quella “discepola” così imbarazzante. Quando però essi, a loro volta, lo implorano di fare qualcosa, Lui dice di essere stato mandato soltanto «per le pecore perdute della casa d’Israele»! «Il suo atteggiamento circospetto, riservato, non rivela forse il problema che si pone alla sua coscienza di giudeo, quale egli è in quanto figlio d’uomo: Israele o il mondo intero?» (Françoise Dolto). Le parole della donna straniera e pagana, però, trasformano Gesù profondamente. Dopo questo incontro, Lui non sarà più come quello di prima: ha cambiato il suo modo di pensare. Prima di incrociarla sul suo cammino, Gesù non aveva ancora chiaramente compreso che la sua missione poteva e forse doveva estendersi oltre i confini di Israele. Esageriamo a supporre che Gesù non avesse ancora percepito chiaramente che la sua missione era rivolta a tutti i popoli? Come afferma Françoise Dolto, in questo avvenimento, che potrebbe sembrare minore rispetto a tanti altri di cui i vangeli ci raccontano, assistiamo alla nascita, in Gesù, del suo desiderio più profondo, o piuttosto alla scoperta del suo desiderio. «Sì, credo che egli si trovi di fronte a una manifestazione del suo desiderio: occuparsi ‘’delle cose del Padre’’, quale Padre di tutti gli uomini e non solo dei giudei». 

L’incontro con questa straniera trasforma il destino di Gesù Cristo e quindi di tutta l’umanità. La Dolto arriva a chiedersi: «La donna cananea segna dunque una mutazione nel destino cosciente di Gesù? Per la prima volta, una straniera, una vera pagana di nascita, gli chiede di comportarsi da Messia, da Cristo, come il profeta che guarisce una straniera in una terra straniera! Per la prima volta, egli scopre che una pagana può aver fiducia in lui… Che i rapporti di fede, di salvezza, di comunicazione possono varcare le frontiere. Gesù sembra imbarazzato, indeciso, come ogni volta che ci si sente soli a innovare, soli ad assumere una responsabilità dall’esito incerto. Egli rimane dapprima in silenzio, poi dice: “No”, come a Cana! Ciò significa che il desiderio non lo si conosce mai totalmente subito, e si evolve ogni giorno, e proprio per questo è spesso angoscioso». Qui Gesù ci appare “veramente uomo”, uomo del suo tempo, inserito in una cultura, in un modo di pensare difficile da scardinare anche in lui, proprio perché vi è immerso, vi è calato dentro integralmente. Estremizzando, potremmo dire che con questo incontro “oltre frontiera” Gesù viene generato a una nuova visione della salvezza. La donna cananea, per di più pagana, rivela al Cristo la sua missione: “Non puoi fare briciole di miracoli, briciole di segni per quei ‘cani di pagani’ che però guardano a te con fiducia? Sono semi di salvezza che porteranno un frutto sovrabbondante!’’. Le parole della donna lo toccano in profondità, lo orientano, lo provocano, lo mettono in crisi con se stesso. Gesù comprende che può occuparsi anche degli ‘’altri’’, che la sua missione è universale. Grazie alle parole della cananea, Gesù è libero dai suoi condizionamenti culturali, vede distintamente ciò che deve fare: scopre l’ampiezza dell’occuparsi “delle cose del Padre”. A Cana, una donna – Maria, sua madre - lo fece entrare nella vita pubblica; qui, in terra straniera, una donna lo fa entrare nella vita universale.
(DON UMBERTO COCCONI)