Parmaindialetto Tv

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Estratto di un minuto del doppiaggio in dialetto parmigiano, realizzato nell'estate del 1996, tratto dal film "Ombre rosse" (1939) di John Ford. La voce di Ringo (John Wayne) è di Enrico Maletti


“8 'd Märs fésta 'dla dònna" . Poesia scritta da Enrico Maletti, rprese Pietro Maletti

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Al salùt pramzàn äd parmaindialetto.blogspot.com

“Parmaindialetto” è nato il 31 luglio del 2004. Quest’anno compie 10 anni

“Parmaindialetto” l’é nasù al 31 lùjj dal 2004. St’an’ al compìssa 10 an’

Per comunicare con "Parmaindialetto" e-mail parmaindialetto@gmail.com

L’ UNICA SEDE DI “Parmaindialetto” SI TROVA A PARMA “PÄRMA”.







sabato 25 aprile 2015

IL VANGELO DELLA DOMENICA: COMMENTO DI DON UMBERTO COCCONI

IL VANGELO DI DOMENICA 26 APRILE 2015
Gesù disse: «Io-Sono il Pastore bello, il Pastore bello espone la sua vita a favore delle pecore. Il mercenario è chi non è pastore, al quale le pecore non appartengono: vede venire il lupo e abbandona le pecore e fugge. E il lupo le rapisce e le disperde, perché è mercenario e non gli interessa delle pecore. Io-Sono il Pastore bello e conosco le mie e le mie conoscono me. Come il Padre conosce me e anch’io conosco il Padre e dispongo la mia vita a favore delle pecore. Anche altre pecore ho che non sono di questo recinto. Anche quelle bisogna che io conduca. E ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo Pastore. Per questo il Padre mi ama, perché io depongo la mia vita per prenderla di nuovo. Nessuno la toglie da me, ma io la depongo da me stesso. Ho il potere di deporla e ho il potere di prenderla di nuovo. Questo comando ho preso da parte del Padre mio». (Vangelo secondo Giovanni)
Queste immagini: il pastore, le pecore, il gregge, l’ovile, non significano molto per noi post-moderni. L’uomo, però, anche oggi segue pur sempre un pastore, cioè un modello che lo guidi. Il problema che si pone, quindi è questo: chi sto seguendo, chi è il mio pastore? Gesù dice di essere (Io-Sono, il nome di Dio!) il pastore bello, non “buono”, alla lettera proprio “bello”! E la prova della sua suprema Bellezza-Bontà è proprio il fatto che manda fuori le pecore dal recinto. Metaforicamente, Gesù propone all’uomo una libertà da tutti i recinti: lui è il Dio della libertà, che chiama ciascuno ad uscire dalle proprie prigioni, per giungere alla pienezza della vita, alla terra “dove scorre latte e miele”. I grandi del mondo, i capi religiosi e politici, tengono l’uomo prigioniero, rinchiuso dentro un ovile, sotto il loro controllo, sotto il loro dominio. Gesù al contrario vuole liberare ogni individuo “dal belato comune” e inautentico, imposto dai detentori del potere:la Verità sola rende liberi! Gesù si propone come il vero pastore, perché “espone” la sua vita per le pecore, le difende perché le ama, e per questo “dispone” della sua vita a loro vantaggio, per cui la “depone” per loro. Questi tre verbi, esporre, disporre, deporre, sono costituiti dal verbo porre preceduto da tre diversi prefissi che gli danno una connotazione particolare. Hanno tutti e tre come oggetto la parola vita: è la vita del pastore bello ad essere da lui stesso esposta, disposta, deposta. La parola pastore, inoltre, ha in sé il concetto del nutrire, perché è proprio lui quello che porta al pascolo le sue pecore e dà loro il cibo. Queste tre azioni, dunque, rimandano a tre momenti diversi dell’unica azione del nutrire. In questo caso, è il pastore a consegnare la sua vita, che non la tiene per sé,ma la offre ponendola all’altezza della bocca delle pecore. 

E’ Lui che si china per dare se stesso come cibo. Le pecore che si nutrono della vita del pastore possono vivere così la sua stessa vita, in quanto Gesù mette la propria vita a rischio, senza pensare di salvare se stesso. Dio è Dio in quanto non salva se stesso, ma si dona per salvare gli altri!La prima caratteristica del bel Pastore, quindi, è quella di “esporsi”, cioè di porsi fuori, di uscire allo scoperto: non s’imbosca, non ha paura di mettere la propria esistenza a repentaglio. Non è come il mercenario,che non solo, non ama le pecore, ma le considera un puro oggetto di speculazione. Infatti quando c’è da guadagnare, eccolo pronto ad arraffare, quando rischia di perdere, ecco che si ritira e fugge. Gesù non è un funzionario che lavora in cambio di uno stipendio, senza avere realmente a cuore le pecore: no, egli è un pastore autentico, perchè non vive del ruolo né della funzione rivestita, ma s’impegna in una relazione finalizzata al bene delle sue creature, fino a condividere tutta la vita con il proprio gregge e a divenire per lui un agnello mite e indifeso. Insomma, il pastore buono e bello è venuto per servire: la sua autorità consiste nel far crescere quanti gli vengono via via affidati. Il suo compito è di farli vivere in pienezza e la modalità del suo servizio è quella di spendersi per loro “fino alla fine”. E le nostre relazioni, di che tipo sono? Sono mercenarie o sono da “pastore bello”? Spesso, infatti, constatiamo che finché c’è un interesse, il nostro, restiamo dentro a una determinata situazione, poi se ci accorgiamo che il rischio è alto, non stiamo più al gioco. 

La parola interesse ha il significato di “essere tra, creare relazione con …”. Cosa c’è tra me e l’altro? Mi sta a cuore oppure ho a cuore semplicemente il mio io, il mio tornaconto, e l’altro è funzionale ai miei interessi? Sono forse io il mercenario-lupo che sbrana e distrugge? L’amore che Gesù ha per ciascuno di noi, invece, è lo stesso amore che il Padre ha per lui: questa è la sua vita. L’amore che il Padre ha per il Figlio e che il Figlio ha per il Padre e lo stesso che Lui ha per noi. Il suo desiderio però è che anche noi abbiamo per Lui il medesimo amore, in modo che tra noi e lui, tra l’uomo e Dio, circoli un unico Amore, un’unica Vita divina. “Disporre” significa che il Pastore bello “cede i diritti” sulla propria vita agli altri, in questo caso alle sue pecore. Sono le pecore a diventare proprietarie del Pastore! Il Pastore si mette nelle mani delle pecore, anzi, più ancora, “nella loro bocca”. Il buon pastore diventa cibo e vittima, agnello offerto, per questo “depone” la sua vita nella greppia della mangiatoia, per diventare nutrimento per tutti gli uomini, anche per quelli che noi consideriamo nemici e lontani, abbattendo così ogni steccato. Dio non ha nemici, non fa guerra– né santa, né giusta - a nessuno: ha solo figli da amare, ai quali dona la sua stessa Vita e il suo stesso Amore. Non vi deve essere che una razza al mondo: quella dei figli di Dio! Tutta l’umanità è costituita da figli di Dio, e quindi è chiamata a diventare un insieme di fratelli e sorelle. Si può fare la globalizzazione sotto il segno del ladro e del brigante, e questa la conosciamo bene, oppure sotto il segno della fraternità, che è l’esatto contrario: dobbiamo scegliere quale delle due vogliamo. Il Figlio di Dio, l’Agnello, che ha redento il mondo, ha deposto se stesso nella mani degli uomini, ed è sceso dal cielo, per portare sulla mensa dei figli di Dio, il Pane della Vita. Nell’immagine del bellissimo Pastore-Agnello eucaristico è riassunta tutta la vicenda di Gesù, immagine che noi siamo sempre chiamati a contemplare, per poter compiere la nostra scelta e dirigere la nostra vita verso la libertà.
(DON UMBERTO COCCONI)

giovedì 23 aprile 2015

SAI COSA VUOL DIRE IN DIALETTO PARMIGIANO LA PAROLA?????


(FOTO DI CRISTINA CABASSA)
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Sapete cos'è in dialetto parmigiano " LA MÀCHINA DA FTÄR ". In Italiano " LA MÀCHINA DA FTÄR " è ”L'AFFETTATRICE”


Sapete cosa vuol dire in dialetto parmigiano la parola "CARABÀN o FRATELLI BRANCA" In Italiano la parola “ CARABÀN o FRATELLI BRANCA" vuol dire (in un vocabolo dei gerghi di malavita) ”CARABINIERI”


Sapete cosa vuol dire in dialetto parmigiano la parola "SENTÉZOM". In Italiano la parola “SENTÉZOM" vuol dire ”CENTESIMO”

Sapete cosa vogliono dire in dialetto parmigiano le parole "PAJÓN e GHISS ÄD PAJA". In Italiano le parole “ PAJÓN e GHISS ÄD PAJA" voglino dire ”PAGLIERICCIO e MATERASSO A SACCO”


Sapete cosa vuol dire in dialetto parmigiano la parola "INDVINÄR o IMBROCÄR". In Italiano la parola “ 
INDVINÄR o IMBROCÄR" vuol dire ”AZZECCARE ”



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Spettacolo al Teatro Regio " Parma in Coro " dell' 11 Maggio chiusura della campagna " Una mano per l'Hospice " - Associazione Claudio Bonazzi pro Hospice Piccole Figlie.


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I biglietti saranno in vendita :

a. Biglietteria del Teatro Regio
b. Cartoleria Avanzini  - via Cavour ,26  - Parma
c. Gioielleria  Carboni  -  via Mazzini 5/a – Parma
d. Per telefono contattando Mimma Petrolini ( presidente dell’Associazione ) al  339 49 10 463


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mercoledì 22 aprile 2015


SPETTACOLO DA NON PERDERE. LA COOPERATIVA "INSIEME" ORGANIZZA UNA SERATA DI BENEFICENZA IL 22 MAGGIO 2015 ALLE ORE 21, AL CIRCOLO CASTELLETTO DI VIA ZAROTTO. "TUTTI INSIEME SI PUO". PARTECIPERANNO ALLA SERATA: ALDO PIAZZA, (Drag Queen), CORRADO MEDIOLI, (Fisarmonicista), DON PINI,(Country), BARBARA BARBIERI, (Che Mina), ENRICO MALETTI, (Dialetto parmigiano), GIACOMO MAINI, Trombettista e cantante)...VI ASPETTIAMO... 

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martedì 21 aprile 2015

SAI COSA VUOL DIRE IN DIALETTO PARMIGIANO LA PAROLA ?????????


(FOTO DI CRISTINA CABASSA)
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Sapete cosa vuol dire in dialetto parmigiano la parola "ORBÄRA o BARLUZÄRA". In Italiano la parola "ORBÄRA o BARLUZÄRA" vuol dire ”ABBAGLIAMENTO”

Sapete cosa vuol dire in dialetto parmigiano la parola "BORÀS" In Italiano la parola “ BORÀS" vuol dire ”STROFINACCIO o CANOVACCIO”

Sapete cosa vuol dire in dialetto parmigiano la parola "DRAGHÈTT". In Italiano la parola “DRAGHÈTT" vuol dire ”CAVALCAVIA o SOVRAPASSAGGIO”

Sapete cosa vuol dire in dialetto parmigiano la parola "CAVAGNA o PANÉRA". In Italiano la parola “ CAVAGNA o PANÉRA " vuol dire ”CESTA”

Sapete cosa vuol dire in dialetto parmigiano la parola "STISS o BORNÌZA". In Italiano la parola “ STISS o BORNÌZA" vuol dire ”TIZZONE o BRACE


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"Il Pagéli di Crozè in djalètt Pramzàn": Empoli Pärma 2-2 Testo pubblicato sulla Gazzetta di Parma del 21 aprile 2015



Testo in dialetto parmigiano
Empoli Pärma 2-2

Mirànt nóv : sul prìmm gol second mi as' podäva fär un cuelinén äd pù, mo in-t-al second témp t’é fat 'na paräda ch’ a 'n vdèva pù dal sparègg' äd Bològgna con Frey sul colp äd tésta äd Tare, 'na roba fenomenäla tant ch' a té t' si infìnna spetnè fa tì

Varéla nóv : äd n’ätor livél, in sèrti còzi al m’arcòrda Seedorf, cuand a gh' riva la bala invéci che agitäros al se cälma e al né va mäj in dificoltè, veramént l’é un zugadór äd balón äd còjj ch' al sa sémpor có fär, mercansìa rära al gióron d' incó

Costa sìncov : dòpa socuànt partìdi äd gran livél, jerdlà t’é girè a vód parècci volti, oh comuncue as' vèdda lontan déz chilometri ch' a t' si äd Rèzz dailà at' gh’é dìll tozädi studiädi da n’architètt mìga da un barbér, dìmm la vrìtè in-t-l' armäri gh’ät ancòrra i stvàj a ponta cól tach äd travèrs, la camiza äd jeans e al giubètt äd péla cól drago stampè in-t-la schén'na e il frangi cme i cowboy ?

Feddal séz : e anca tì 'na méza partìda zbaljäda dòpa ch' a t’è infilè un filòt äd gran partìdi ch' a t' paräv Piquè, trop spàsi lasè in méza, socuànt bùz e bali pèrsi, specialmént in-t-al prìmm témp, in-t-al second invéci ancòrra bén bombén

Casàni sìncov : fóra condisjón, a té t' sälvi un po’ con l’esperjénsa e l’inteligénsa tatica, dal rést un povor ragas che l’an' pasè l’à fat un campionät strepitóz, po’ st’ an' a gh’é tochè n’ intarvént nojóz un bél po’ e cuand l’é artornè l’à catè cla situasjón chi, dzèmma ch’ al gh' à tutt i motiv dal mond s’al n’é mìga pròprja in forma al sént par sènt

Gobbi séz : Capitàn in seconda, béla partida anca jerdlà, Massimo prepärot che sèrja B o sèrja D ti dedchì a ’n té t' móv mìga gnan par burla valabén ? génta cme ti la sarvìssa par ripartìr con la facia béla äd la serietè e l’onestè

Mauri sètt : che ràsa äd 'na ràza col garzón chi, al me pjäz parchè a deznóv an' al né s' lèsa mett'r i pè in tésta da nisón, insòmma ch' a gh' sia dal bón e ch’ al sia destinè a 'na béla carjéra al la vèdda anca 'n òrob; e po’ da còll ch' a s’é visst insìmma ala Gazètta at' si bón bombén anca con la cärna ala griglia, am' cascäva la gòssa a vèddor ch’ il foto li

Lila sètt : un ragas ch' a gh' la mètta tùtta e ch’ al s’é 'drè guadagnär al stipendi ( ops... as' fa par dir ) ; gran grénta sul gol äd Lodi cuand l’à recuperè 'na bala ch’ la paräva pérsa, e sémpor volenteróz e ala fén ädla féra anca cói pè a n’ò vìsst di bén péz

Lodi séz : al gol e poch äd pù ahn, mo l’é sarvì par fär capir ch' a sèmma ancòrra zvéli e con la vója äd véndor cära la péla, e acsì a m’ àvguri ch' a sia fin in fonda, almeno da fnir st’ agonia con dignitè

Ghezzal cuàtor : oh Mirko, a né t' n’imbròch mìga vùnna ah ? l’à sgnè Belfodil e ti ancòrra no, vèdda ti cme at' si mìss, nojätor spetèmma fiducióz

Covvà cuàtor : un pas, mo anca du o tri pas indrè; certo che cuand a gh’éra Casàn äd fianch l’éra n’ätra muzica, eh còmda, con Casàn atàca farìss sìnch o sez gol a l’an' anca mi, garanti al limón

Belfodil déz : domenica nòta a 'n n’ò mìga dormì trancuìll bombén, parchè cuand a sucéda di lavor acsì at' vén adòs la paura ch' a pòsa ésor la cassandra ädla fén dal mond o cuél äd sìmmil, oviamént am' riferìss al fat ch' l’ à fat gol dòpa 'na vìtta, in pratica a m’arcord che cuand l’à sgnè l’ùltma volta mi a ’n gh’äva ancòrra gnanca un cavì bjànch in tésta fì vù

Donadón òt : bravo Mìsster, parchè tra curatór, comisäri, bagolón, televizjón, documentäri, babalàn, tragatén a n’é mìga facil andär's alenär da razón cme si adrè fär vojätor e a figurär pù che degnamént, e po’ am' vén da dir che da cuand chi dù pajas e tragatén là j’én scapè cme do lévri, anca a livél äd tésta a si migliorè bombén, insòmma l’é städa 'na liberasjón par tutt o cuäzi, si parchè un cualchidón al j’à diféz, cuatè e protét fin al gióron prìmma ädla fuga anca se adésa i fan còjj che “mi l’ò sémpor dìtt”; si e cucù
AVANTI CROCIATI
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(Testo di Crociato 63)
(Correzione ortografica a cura di Enrico Maletti)

lunedì 20 aprile 2015

Bellissimo pomeriggio nella suggestiva cornice dell'Auditorium del Carmine del Conservatorio di Parma per il Lions Day, con la consegna delle cinque borse di studio della Circoscrizione Lions di Parma a cinque studenti meritevoli.
Madrina della manifestazione la sempre splendida Francesca Strozzi di TV Parma.



(FOTO DI PAOLO DIOSY E CRISTINA CABASSA)
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