Estratto di un minuto del doppiaggio in dialetto parmigiano, realizzato nell'estate del 1996, tratto dal film "Ombre rosse" (1939) di John Ford. La voce di Ringo (John Wayne) è di Enrico Maletti


Con la qualità non si scherza. Parola di Enrico Maletti

PARMAINDIALETTO Tv


Tgnèmmos vìsst
Al salùt pramzàn äd parmaindialetto.blogspot.com

“Parmaindialetto” è nato il 31 luglio del 2004. Quest’anno compie 12 anni

“Parmaindialetto” l’é nasù al 31 lùjj dal 2004. St’an’ al compìssa 12 an’

Per comunicare con "Parmaindialetto" e-mail parmaindialetto@gmail.com

L’ UNICA SEDE DI “Parmaindialetto” SI TROVA A PARMA “PÄRMA”.







giovedì 29 settembre 2016

lunedì 26 settembre 2016

BERCETO 25 SETTEMBRE SPETTACOLO A FAVORE DELLE POPOLAZIONI COLPITE DAL TERREMOTO.


BERCETO 25 SETTEMBRE SPETTACOLO A FAVORE DELLE POPOLAZIONI COLPITE DAL TERREMOTO. IL RICAVATO SARA' CONSEGNATO DAL SINDACO DI BERCETO LUIGI LUCCHI, AL SINDACO DI ACCUMOLI, PAESE DISTRUTTO DAL TERREMOTO.

(Foto di CRISTINA CABASSA)
(CLICCA SULLE FOTO PER INGRANDIRLE)





Tgnèmmos vìsst

domenica 25 settembre 2016

INVITO ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO


 
35 ANNI 
"IL MEGLIO DEL LUNARIO PARMIGIANO" DI PARMA NOSTRA

GIOVEDI 29 SETTEMBRE 2016 ORE 17,30, ALLA SALA GANDOLFI DELLA CORALE VERDI VICOLO ASDENTE 7 PARMA 





Tgnèmmos vìsst

sabato 24 settembre 2016

IL VANGELO DELLA DOMENICA. COMMENTO DI DON UMBERTO COCCONI

Gesù disse: C'era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell'inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura. Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi. E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi» (Vangelo di Luca).
Il ricco della parabola non ha nome, mentre il povero ha un nome, si chiama Lazzaro, che significa “Dio aiuta”. Il nome proprio di una persona, per il mondo ebraico, rappresenta la vocazione che si è chiamati a realizzare, il compimento del disegno di Dio su di lei. Un personaggio che ha un nome proprio, per la Bibbia, è pertanto un individuo con un compito preciso da realizzare. L’uomo ricco non ha un nome e perciò è descritto in base a quello che possiede: “vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente”, non è altro che un mangione. Lui non è colui che è ma è colui che ha. Egli è presentato dunque in base a ciò che è superficiale, a ciò che possiede, il secondo personaggio, invece, è presentato in base a ciò che è. Davanti a Dio infatti conta solo l’essere e non l’avere! La grandezza o il valore di una persona, in quanto tale, è indipendente dal suo ruolo sociale o dal suo successo mondano. Il ricco epulone, sul piano umano, potrebbe essere anche stimato in forza della sua posizione sociale, o delle sue sostanze, ma egli non ha un nome, cioè la sua vocazione alla santità è naufragata nel fallimento, la sua morte personale segnerà infatti la fine di tutto, a differenza di Lazzaro che, morendo, ritroverà la propria vita nel seno di Abramo. Qual è nella sostanza il peccato dell’uomo ricco? Non è quello di avere negato a Lazzaro qualcosa, del resto, Lazzaro non gli aveva rivolto alcuna richiesta, semplicemente costui non è stato capace non solo di ascoltare il grido silenzioso, ma di vedere che l’uomo che aveva davanti a se desiderava solo una briciola, un avanzo di cibo che cadeva dalla sua mensa. Una caratteristica dell’amore, se c’è, è quello di essere intuitivo, ossia capace di prevenire i desideri, di intervenire prima ancora che il bisogno sia espresso con le parole. 

Talvolta la manifestazione del proprio bisogno non è impedita proprio dalla vergogna? Arriva per entrambi la morte, mentre il ricco viene lasciato sprofondare negli inferi (cioè in quel luogo che sta sotto terra), il povero è al contrario innalzato, glorificato, vive presso Dio. Proprio attraversando il confine della morte, la mente del ricco si illumina ed egli rilegge la sua vita sotto una chiave di verità. Il ricco per questo, prima che sia troppo tardi, si preoccupa per i suoi cinque fratelli che vivono come lui, ma Abramo lo avverte di non illudersi, perché la loro conversione non dipende dal fatto che lo spirito di Lazzaro vada da loro e li ammonisca. Non “Hanno Mosè e i profeti, ascoltino loro!”, afferma Abramo. E dinanzi all’insistenza del ricco, Abramo risponde precisando ulteriormente la verità che ha appena enunciato: “Se non ascoltano Mosè e i profeti neanche se uno risuscitasse dai morti sarebbero persuasi”. Insomma, Abramo intende dire che se uno ascolta la Parola di Dio e non ne viene toccato, certamente non si potrà pensare che possano essere i miracoli, o delle apparizioni, che potranno spingerlo a interrogarsi sul senso del vivere bene. Forse nel chiedere un miracolo per convertire i suoi fratelli, il ricco epulone cerca al tempo stesso di autogiustificarsi, insinuando che a lui non fu concesso alcun segno divino durante il tempo della sua vita terrena, e perciò non ebbe la possibilità di convertirsi. Abramo però gli lascia intendere che egli, al pari di tutti gli altri israeliti, durante la sua vita conobbe Mosè e i dieci comandamenti e ciò gli sarebbe bastato per vivere bene. L’ascolto della Parola di Dio non dovrebbe essere un qualche cosa da “farci venire i capelli bianchi”? Non dovrebbe essere una esperienza sconvolgente come vedere un “fantasma nel cuore della notte?”. Eppure non cambia nulla nella nostra vita, perché?
(DON UMBERTO COCCONI)

Tgnèmmos vìsst

mercoledì 21 settembre 2016

Presentazione del DEB (Dizionario Etimologico Borghigiano), di Claretta Ferrarini


Presentazione del DEB (Dizionario Etimologico Borghigiano), di Claretta Ferrarini che si terrà al Ridotto del Teatro Magnani di Fidenza, Sabato 29 Ottobre alle ore 11. Il testo sarà presentato dal poeta borghigiano Giancarlo Loreni e, a precedere e a seguire, gli interventi dell'Assessore alla Cultura di Fidenza Prof. Maria Pia Bariggi, dell'Associazione "Fidenza Cultura" e di Germano Boschesi, autore del disegno di copertina e impaginatore di tutti i libri dell'autrice.




Tgnèmmos vìsst