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Estratto di un minuto del doppiaggio in dialetto parmigiano, realizzato nell'estate del 1996, tratto dal film "Ombre rosse" (1939) di John Ford. La voce di Ringo (John Wayne) è di Enrico Maletti


La poesia "Padre Lino" di Renzo Pezzani nel 90° anniversario dalla sua morte

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“Parmaindialetto” è nato il 31 luglio del 2004. Quest’anno compie 10 anni

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L’ UNICA SEDE DI “Parmaindialetto” SI TROVA A PARMA “PÄRMA”. GLI INSERIIMENTI VENGONO ESEGUITI: IL TESTO BLU IN ITALIANO, IL TESTO GIALLO DIALETTO PARMIGIANO, CHE SONO I COLORI DELLA CITTA' DI PARMA.







martedì 29 luglio 2014

ALLA MONTAGNOLA DI SISSA LA COMPAGNIA DIALETTALE LA SISSESE HA PRESENTATO LA COMMEDIA DIALETTALE “L’EMUSIÓN LA VÉN DAL CÖR”, DI MAURO ADORNI DA UN’ IDEA DI IVANO FERRARI. ALLA FINE SONO STATI PREMIATI PER LE MUSICHE CORRADO MEDIOLI, PER I TESTI IVANO FERRARI E PER LE TRADIZIONI E IL DIALETTO ENRICO MALETTI.


(Testo blu in italiano)
Quest’anno per la ricorrenza del lunedi di S. Giacomo alla “Montagnola” il teatro all’apeto di Sissa, è stata messa in scena la commedia “L’EMUSIÓN LA VÉN DAL CÖR”,  tre atti in dialetto Sisese scritta da Mauro Adorni da un’idea di Ivano Ferrari. Alla presenza di un folto pubblico, alla fine della commedia il Sindaco di Sissa e Trecasali si è complimentato con i componenti della compagnia. Era anche presente il Presidente della Pro Loco Patrizia Magnani, e la regista Eddy Lovaglio. Sono stati premiati, per le musiche Corrado Medioli, per i testi Ivano Ferrari e per le tradizioni e il dialetto Enrico Maletti.

(Testo giallo dialetto parmigiano)
St’an’ par la ricorénsa dal lundi äd S. Jàchem  ala “Montagnola” al teator a l’avèrt  äd Sìssa, è stè mìss in séna la comédja “L’EMUSIÓN LA VÉN DAL CÖR”,  tri at in djalètt  Siséz scrìtta da Mauro Adorni da n’idea d’ Ivano Ferrari. Ala prezénsa d’ un grand pùbblich, ala fén  ädla comédja al Sìnndich  äd Sìssa e Trecazè al s’é complimentè  con i componént  ädla compagnia. Gh’éra anca prezént  al Presidént  ädla Pro Loco Patrizia Magnani, e la regista Eddy Lovaglio. È stè premiè, p’r  il muzichi Corrado Medioli, p’r i tést  Ivano Ferrari e p’r  il tradisjón  e al djalètt  Enrico Maletti. 

(FOTO DELLA SERATA DI CRISTINA CABASSA)
(CLICCA SULLE FOTO PER INGRANDIRLE)

 
 


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domenica 27 luglio 2014

LA SERATA A FORNOVO DEL 25 MAGGIO CON "IO PARLO PARMIGIANO" HA PORTATO FORTUNA A CHIARA FONTANESI CHE HA VINTO IL SUO TERZO TITOLO MONDIALE DI MOTOCROSS FEMMINILE.


LOKET (REPUBBLICA CECA) - Kiara Fontanesi ha vinto il suo terzo titolo mondiale motocross femminile sulla pista di Loket, in Repubblica Ceca. Non è partita al meglio questa mattina, ma ha recuperato e si è portata al quinto posto. Ha studiato le avversarie, poi una volta che l’avversaria al titolo, la Rutledge, è passata in testa ha accelerato anche lei. Era quarta e in un solo sorpasso si è portata seconda. Una volta negli scarichi dell’avversaria Fontanesi ha lasciato sfilare la Lancelot e ha amministrato il vantaggio. Ha chiuso terza di manche diventando campionessa del mondo. Una gioia che Fontanesi ha sfogato sfogata in un lungo pianto davanti ai numerosi tifosi arrivati a sostenerla dall’Italia.

FOTO DELLA SERATA AL BEL SIT DI FORNOVO CON 
"IO PARLO PARMIGIANO"
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IL VANGELO DELLA DOMENICA. COMMENTO DI DON UMBERTO COCCONI.




Pubblicato da Don Umberto Cocconi  sabato 26luglio 2014  alle ore  20,22

Gesù raccontò una parabola: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra». (Vangelo di Matteo)

Narrare di tesori nascosti e di perle preziose non è forse il linguaggio delle fiabe? Gesù, in queste parabole, sembra rievocare quel mondo fantastico perché con l’immensa ricchezza simbolica desidera invitarci a vedere la nostra vita in modo diverso da quello dettato dalla logica del quotidiano, regolata da leggi e da pesanti rituali “contabili”. Il linguaggio delle fiabe ci aiuta a guardare per una volta la vita in maniera diversa, come accade nei nostri sogni: come se la realtà esterna, che raggiungiamo con i sensi, non fosse che il lato esteriore di una verità più profonda, che potremmo attingere soltanto nella fantasia e nel sogno.
Le fiabe iniziano con il celebre “c’era una volta”, un “incipit” che subito ci trasporta al di fuori del tempo storico, nella dimensione, appunto, del desiderio e del sogno. «C’era una volta un tale, un commerciante di perle, che un bel giorno trovò fortunosamente una perla molto preziosa. In quel momento, all’improvviso, realizzò che doveva acquistarla a qualunque prezzo, nonostante il rischio di non poterla rivendere e di ritrovarsi in miseria: incurante, vendette tutti suoi beni e la comprò. Quelli che lo conoscevano lo avranno preso certamente per un folle: perché mai giocarsi tutto per avere quella perla? 

Come poteva essere certo che ne valesse proprio la pena?». Eppure, la decisione repentina nella quale la parabola, brevissima, si risolve, ci suggerisce qualcosa di davvero importante. Nel preciso istante in cui il mercante vede la perla, che ai suoi occhi è evidentemente splendida e preziosissima, è come afferrato da una grande illuminazione, che non riguarda solo e soprattutto l’oggetto prezioso, ma piuttosto lui stesso. Questo commerciante, che ha trascorso la vita a “trafficare” con le cose del mondo, si rende conto che non è stata la brama di guadagno a sospingerlo, quanto piuttosto il desiderio d’incontrare la Bellezza: era lei che aveva sempre cercato, nel più profondo di sé. La sfida che la storia pone, ieri come oggi, è se Gesù sia riuscito allora e riesca tutt’oggi a conferire alle sue parole quel tanto di magia e d’incanto necessari a convincere i suoi ascoltatori della verità profonda della storia. Quanti di loro, provocati dalle parole del rabbì di Nazaret, avrebbero osato agire come il mercante di perle? Avrebbero scelto di abbandonare la vita di tutti i giorni, per darsi alla ricerca della gioia, della bellezza, della perfezione? Forse che sì, forse che no! Il cuore di alcuni, certamente, è stato ed è ancora oggi trafitto dalle parole di Gesù. Guardando alla propria vita un po’ grigia e banale, qualcuno forse si è chiesto: “Perché non ho rischiato?

 Perché non ho avuto il coraggio di un gesto apparentemente folle e insensato, ma così decisivo, che avrebbe certamente cambiato la mia vita?”. La parola “tesoro” non è forse una parola magica, una parola da innamorati, da favole, per grandi e possibili storie? La parola “perla preziosa” non ha forse il fascino di un oggetto incantato, capace di rivoluzionare la vita, perché condensa le nostre speranze e rilancia tutti i desideri? Un tesoro, una perla preziosa ci attende, a una svolta del nostro cammino, quasi a significare che nell'uomo è insito un eccesso di desiderio che nessuna cosa materiale o quotidiana potrà mai esaurire, perciò assecondarne il richiamo può condurre a una felicità mai sperimentata. Nascosto in un campo - che è il mondo, che è il cuore, che è la vita - è nascosto un tesoro. Dio vuole che questo suo dono diventi una nostra conquista. Nella prima parabola, non c'è nessuna ricerca da parte del contadino: è il tesoro stesso che a un certo punto si fa trovare, in modo assolutamente immeritato e gratuito. Di qui la sorpresa e la gioia dell'uomo, che avrà forse pensato: «In questa terra c'era qualcosa di così prezioso, e io non lo sapevo!». La parola centrale è proprio questa, “tesoro”! Il cristianesimo non è rinuncia o sacrificio, è un tesoro: Dio in me, pienezza d'umano, vita bella, estasi della storia. Allora lascio tutto, ma per avere Tutto. 

Vendo tutto, ma per guadagnare Tutto. Noi talvolta agiamo come se la rinuncia fosse la gravosa condizione, per una gioia che Dio ci darà, prima o poi, in proporzione ai nostri sforzi. Nella seconda parabola la parola importante è “cercare”: vuol dire non fermarsi alla prima perla, ma sapere discernere tra perle e tesori di diverso valore; non accontentarsi dei surrogati di felicità, saper vivere l'attesa come opportunità per approfondire, purificare, dilatare i desideri. Non vive nel cuore di ciascuno di noi la nostalgia del bello, l’anelito alla vastità infinita? Non siamo forse chiamati a scuoterci finalmente di dosso, un bel giorno, l’habitus dell’affarista? Il miracolo delle parabole di Gesù consiste nel fatto che prende le mosse dall’atmosfera di un orizzonte ristretto, generato da una  concezione asfittica. Nel dipanarsi delle parabole, però, Gesù tenta di aprire un varco nel nostro cuore, per dilatarlo, per guidarlo verso la pienezza di ciò che è bello. Per la gioia, solo per amore della gioia, quell'uomo corre e va, vende, compra. È la gioia la radice della vita, che muove, mette fretta, fa decidere. Noi non avanziamo nella vita a suon di “sforzi di volontà”, ma solo per il tesoro, per la perla preziosa, per la ricerca di ciò che è bello.

Raccontare storie disparate, intesserle, farle risuonare l’una con l’altra, fare dei propri racconti una grande casa con molte porte e molte stanze: questo è il sogno che Joseph Roth inseguì in tutta la sua vita di scrittore. In un suo libro, Roth narra la vita di un mercante di preziosi che era profondamente legato ai  coralli, provenienti dagli abissi degli azzurri mari del Sud e arrivati quasi miracolosamente nella sua bottega, destinati a incarnare la forma perfetta della vita. Questo mercante non vende coralli per vivere, ma è alquanto innamorato della loro bellezza, della Bellezza alla quale alludono meravigliosamente. In ciascuno dei coralli egli vede l’infinita vastità del mare, avverte lo scrosciare dell’immensità e la loro vista ridesta in lui una sconfinata nostalgia, un sentimento vasto come l’oceano. Un triste giorno, vengono messi in commercio coralli artificiali, brutte imitazioni degli autentici. Questi “surrogati” non sono refrattari al fuoco, come invece sono gli originali; infatti se si accende vicino un fiammifero acceso, bruciano sprigionando un cattivo odore. Purtroppo, sono molto meno cari dei coralli autentici e la gente ormai li compra anche se sono perle d’imitazione: l’importante è che sembrino vere. Il destino del mercante, innamorato della bellezza autentica sembra perciò segnato e allora, quest’uomo decide di uscire dal vicolo cieco che lo minaccia e sceglie di passare dall’altra parte dell’orizzonte. Perciò s’imbarca verso altri mondi, ma la nave che lo porta, però, naufraga e va ad affondare negli abissi marini. Là, proprio là, nella patria dei coralli, da dove quella prestigiosa bellezza era pervenuta. Ciascuno di noi è una perla che Dio ha formato e reso di una preziosità inestimabile, come il tesoro del campo. Quello che dobbiamo fare è aprire gli occhi, per percepire la nostra ricchezza, il nostro valore. Questi siamo noi tutti: perle preziose, formate dalle mani di Dio e donate alle nostre deboli mani.
(DON UMBERTO COCCONI)