"Al Condominni" poesia brillante in dialetto parmigiano di Bruno Pedraneschi,letta da Enrico Maletti

Estratto di un minuto del doppiaggio in dialetto parmigiano, realizzato nell'estate del 1996, tratto dal film "Ombre rosse" (1939) di John Ford. La voce di Ringo (John Wayne) è di Enrico Maletti


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domenica 12 ottobre 2014

IL VANGELO DELLA DOMENICA: COMMENTO DI DON UMBERTO COCCONI


Il Vangelo di domenica 12 ottobre 2014
Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest'ordine: Dite agli invitati: "Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!". Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: "La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze". Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l'abito nuziale. Gli disse: "Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale?". Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: "Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti". Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti». (Vangelo secondo Matteo)

Perché di fronte ad un invito così speciale gli invitati, per eccellenza, non vanno alle nozze del figlio del re? Tutto era pronto: il re aveva preparato per gli ospiti più speciali della sua corte una festa da mille e una notte, anche i buoi e gli animali ingrassati erano già stati uccisi. Ma questi invitati non andarono.  “Non volevano proprio andarci”, cioè continuavano a non andare, perché non ne avevano nessuna voglia, non gli importava nulla della festa. Abbiamo intuito chi sono questi ospiti di riguardo: sono quelli che occupano il primo posto nella lista degli invitati, ossia gli ebrei, il popolo dell’alleanza e delle promesse. Per loro e soprattutto per loro Dio ha preparato un posto alla sua destra. Ma il re nonostante un primo diniego non si perde d’animo, tanto ci tiene che questi invitati per Lui, così speciali, possano partecipare alla festa di nozze del figlio. Infatti, di nuovo li va a cercare e manda nuovamente i suoi servi ad invitare “i primi della lista”, ma invano, non se ne “curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari”. Perché non vanno alla festa, ma preferiscono andare a lavorare nei campi o preferiscono fare i propri affari? Questi uomini giusti, non sono un po’ troppo seriosi? Ciò che conta, per loro, è acquistarsi dei meriti o dei guadagni? Pensano sempre alla religione come una serie di obblighi, di precetti, di impegni, per cui non ci può essere un posto per la festa e per la gioia? E poi perché presero i servi del re, li insultarono e li uccisero? Perché un tale odio, così smisurato? Come mai questa reazione, alla fine spropositata, incomprensibile degli invitati? Il re di certo non si aspettava un tale rifiuto, per cui nella vicenda della storia, può starci sicuramente un po’ di rabbia, di risentimento, da parte sua nei confronti di quegli ingrati. Ci starebbe in questo crescendo di contrasti che il re mandi il suo esercito, per distruggere la loro città. Forse, abbiamo qui, un’allusione indiretta alla rovina proprio di Gerusalemme, la città santa. Se ci pensiamo assediare una città richiedeva anche un anno, ma nella nostra storia “il pranzo però era ancora pronto per i commensali”. La parabola ha dunque un senso complesso, che si riferisce non solo a quanto ha detto Gesù, ma anche alla predicazione della prima comunità cristiana rivolta agli Ebrei e alle genti. Il re che cosa farà, visto che i “primi” hanno detto di no? Ritirerà l’offerta? Neanche per sogno! Manda i suoi servi ai crocicchi delle strade con questo ordine: “tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze". E usciti per le strade, quei servi radunarono quelli che trovarono, sia cattivi che buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. E’ proprio l’immagine della “Chiesa in uscita” – a cui pensa papa Francesco - che cerca, che chiama, che si espone, che si mette in cammino verso le periferie esistenziali. L’ordine che questi servi hanno ricevuto è quello di chiamare tutti alla festa, senza formalizzarsi su chi era buono, su quelli che se lo meritavano  oppure su quelli che non se lo meritavano: bisognava chiamare tutti alle nozze, nessuno escluso. Se il primo invito era privilegio per gli Ebrei, ora si aprono le porte a tutti, proprio a tutti: non solo ai buoni, ma anche ai cattivi. Nessuno è escluso dall’invito, tutti sono chiamati alla festa. C’è un Dio che ti cerca, che ti invita, che non ti chiede niente, neppure di essere buono. Perché? Perché Dio ha un amore infinito per l'uomo, Dio è passione per l'uomo. Noi siamo abituati a pensare che Dio sia come un giudice, come un signore, come un sovrano, ma Dio è anzitutto lo sposo, il tuo sposo. La Bibbia ci consegna anche un’immagine di Dio padre e della madre, ma con una differenza, perché nei confronti del padre e della madre, esiste una dipendenza filiale, ma con lo sposo/sposa invece c'è parità, perché la risposta d'amore e libera ed uguale per entrambi. Tutti noi siamo chiamati a diventare come lui, l'altra sua metà. Ed è la cosa più sconvolgente che possa toccarci. «E l'uomo diventa Dio amando Dio. Come Dio è diventato uomo perché ama l'uomo» (Silvano Fausti). La fede cristiana è scoprire che Dio è innamorato di te, ha perso la testa per te! E tu non lo hai ancora  capito? Essere invitati è una cosa bella e piacevole, è un segno di stima e di affetto da parte di chi ci invita, ma noi siamo invitati, tutte le domeniche, nientemeno che alla mensa del Signore. E non tutti andiamo. Ce lo sentiamo dire ad ogni celebrazione eucaristica: “Beati gli invitati alla cena del Signore ”. Dio stesso ci invita alla sua tavola, per averci suoi commensali. Ma può capitare che questa gioia si trasformi, col passare del tempo, in presunzione, in qualcosa di così ovvio, di così scontato, per cui ogni altro impegno viene prima dell’invito a nozze. Si tirano fuori tante scuse, per dire che quell’invito non importa più di tanto, proprio come è successo ai primi invitati. La stessa cosa può avvenire anche a noi, che non comprendiamo fino in fondo la bellezza del mistero dell’essere invitati alle nozze con Dio. È incredibile questa infinita passione di Dio per l'uomo! La croce, per i padri della chiesa simboleggia il talamo nuziale, dove lo sposo si dona alla sua sposa, che è la Chiesa. E tu perché non ti fai trovare, oppure se ti fai trovare, non indossi l’abito nuziale, quello della gioia?
(DON UMBERTO COCCONI)

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